

76. La Chiesa e il fascismo.

Da: P. Scoppola, Dal neoguelfismo alla democrazia cristiana,
Studium, Roma, 1979.

Nel seguente passo lo storico italiano Pietro Scoppola affronta la
questione del rapporto fra Chiesa cattolica e fascismo,
evidenziandone le fasi alterne.  Una stabilizzazione venne
determinata dai patti lateranensi, anche se poi  non mancarono
contrasti anche gravi, dovuti alle misure adottate dal regime
contro l'Azione cattolica, che spinsero il pontefice a condannare
il carattere totalitario dello stato fascista e a mettere in
discussione la legittimit per i cattolici del giuramento di
fedelt al duce. Le divergenze, per, vennero superate e la Chiesa
svolse un'azione fiancheggiatrice delle imprese del regime.
L'alleanza torn nuovamente in crisi e inizi a lacerarsi
definitivamente a partire dal 1938, in seguito all'emanazione
della legislazione razziale. Allora emerse con chiarezza
l'inconciliabilit fra la concezione cattolica della vita e le
idee di cui confusamente e oscuramente era portatrice la prassi di
violenza seguita dal fascismo.


Il contrasto fra la concezione cattolica della vita e le idee di
cui confusamente e oscuramente era portatrice la prassi di
violenza seguita dal fascismo era insanabile: la precariet
dell'incontro tra la Chiesa e il fascismo e l'equivoco su cui esso
era fondato non tardarono a manifestarsi.
Gi prima della Conciliazione, negli anni della liquidazione
violenta dei partiti politici avversari, la persecuzione fascista,
non solo a sedi di partiti, ma anche di organizzazioni cattoliche
aveva dato luogo a significativi incidenti che provocarono nette
prese di posizione da parte del Pontefice. [...]
Ma la crisi pi grave fu quella del 1931 motivata dai contrasti
sull'Azione cattolica: essa diede occasione al Pontefice di
prendere chiaramente posizione sul carattere totalitario dello
Stato, sul problema assai delicato della legittimit per un
cattolico del giuramento di fedelt al Duce [...].
La protesta del Pontefice per le invasioni e le manomissioni di
molte sedi di associazioni cattoliche culmin nella lunga
enciclica del 29 giugno 1931 Non abbiamo bisogno. Vi si lamenta
la campagna di ingiuste accuse contro l'Azione cattolica e poi
le durezze e violenze fino alle percosse ed al sangue, e
irriverenze di stampa, di parola e di fatti, contro le cose e le
persone, non esclusa la Nostra, e si aggiunge:
E tutto questo triste contorno di irriverenze e di violenze
doveva essere con tale intervento di elementi e di divise del
partito, con tale unisono da un capo all'altro d'Italia e con tale
acquiescenza delle Autorit e forze di pubblica sicurezza da far
necessariamente pensare a disposizioni venute dall'alto.
Assai significativo il rimprovero di ingratitudine che viene
ritorto dal Pontefice contro il Partito fascista sottolineando i
vantaggi che esso ha tratto dall'accordo con la Santa Sede:
Se di ingratitudine si vuol parlare, essa fu e rimane quella
usata verso la Santa Sede da un partito e da un regime che, a
giudizio del mondo intero, trasse dagli amichevoli rapporti con la
Santa Sede, in paese e fuori, un aumento di prestigio e di
credito, che ad alcuni, in Italia ed all'estero, parvero
eccessivi, come troppo largo il favore e troppo larga la fiducia
da parte Nostra.
Ma indubbiamente il passo pi grave dell'enciclica  quello sul
giuramento di fedelt al Duce, l dove il Papa, raccogliendo una
richiesta che sale da molte parti del mondo cattolico, si domanda:
Che rimane a pensare ed a giudicare, alla luce di quanto precede,
circa una formula di giuramento che anche a fanciulli e fanciulle
impone di eseguire senza discutere ordini che, l'abbiamo veduto e
vissuto, possono comandare contro ogni verit e giustizia la
manomissione dei diritti della Chiesa e delle anime, gi per se
stessi sacri ed inviolabili; e di servire con tutte le forze, fino
al sangue, la causa di una rivoluzione che strappa alla Chiesa ed
a Ges Cristo la giovent, e che educa le sue giovani forze
all'odio, alla violenza, alla irriverenza, non esclusa la persona
stessa del Papa, come gli ultimi fatti hanno compiutamente
dimostrato? [...] Quando la domanda deve porsi in tali termini -
prosegue l'enciclica - la risposta dal punto di vista cattolico,
ed anche puramente umano,  inevitabilmente una sola, e Noi,
Venerabili Fratelli non facciamo che confermare la risposta che
gi vi siete data: un tale giuramento, cos come sta, non 
lecito.
E' interessante notare che, a pacificare le coscienze, il Papa
conclude chiedendo ai cattolici di aggiungere a quel giuramento
davanti a Dio e alla propria coscienza la riserva salve le leggi
di Dio e della Chiesa, che  la stessa gi imposta ai cattolici
deputati al Parlamento molti decenni innanzi.
La crisi, assai acuta, fu risolta sulla base di un compromesso:
l'Azione cattolica fu sottoposta pi rigorosamente alla dipendenza
dei vescovi e dai posti direttivi nelle organizzazioni cattoliche
furono allontanati gli ex popolari.
All'accordo e alla pacificazione raggiunta seguirono lunghi anni
di rapporti amichevoli: gli anni delle benedizioni alle bandiere
dei reparti in partenza per la guerra di Etiopia - un intervento
il cui principio ispiratore di guerra di conquista motivata
dall'esigenza dello spazio vitale era stato tuttavia respinto
dall'Osservatore romano - dei discorsi di cattolici
responsabili, di esponenti del clero e talvolta di vescovi, in cui
si inneggiava alle aquile romane che avrebbero aperto la via alla
Croce di Cristo. Ancor pi intimo l'accordo in occasione della
guerra di Spagna, intesa e propagandata da molta parte del clero
come una vera crociata delle forze del bene contro l'anticristo
nel quadro di quel dilemma, che tanto giov al fascismo, fra Roma
o Mosca. Sono gli anni il cui ricordo, ha osservato con amarezza
Arturo Carlo Jemolo [giurista e storico cattolico, vissuto dal
1891 al 1980],  pi sconsolato per i cattolici antifascisti, gli
anni in cui, nell'incoscienza dei pi, si andava preparando
materialmente e moralmente la tragica avventura della
partecipazione italiana alla guerra hitleriana.
Proprio alla vigilia della guerra, l'accordo tuttavia fu
nuovamente e pi gravemente scosso dall'applicazione in Italia,
sull'esempio della Germania, dell'assurda e anticristiana
legislazione razziale: qui ogni coscienza sensibile e permeata dai
valori del cristianesimo non poteva avere dubbi, non vi erano
distinzioni possibili; e in effetti, rispondendo ad un sentimento
gi diffuso nel mondo cattolico, i principi del razzismo furono
chiaramente condannati dal Pontefice.
Il contrasto fra il nazismo e la Chiesa in Germania aveva dato
occasione alla nota enciclica del 14 marzo 1937 sulle condizioni
della Chiesa cattolica in Germania, Mit brennender Sorge [con viva
ansia, enciclica in lingua tedesca di papa Pio undicesimo]: con
l'avvicinamento dell'Italia alla Germania nazista e con
l'introduzione in Italia della legislazione razziale anche
l'intesa della Chiesa con il fascismo entr definitivamente in
crisi.
Attraverso questi contrasti, a fianco all'antifascismo politico
dei cattolici che avevano militato nel Partito popolare, a fianco
all'antifascismo di Sturzo e di De Gasperi, un nuovo antifascismo
andava sorgendo nelle file del mondo cattolico e in particolare in
certi settori dell'Azione cattolica; un antifascismo morale pi
che politico, fondato sulla coscienza sempre pi chiara che il
fascismo traeva la sua ispirazione da principi inconciliabili con
il cristianesimo e che, se la Chiesa aveva avuto da esso dei
vantaggi, questi erano il frutto di un'occasionale convergenza di
interessi che non toglieva nulla all'inconciliabilit fra le due
concezioni e i due sistemi di vita. Confusamente e dolorosamente,
sotto la pressione dell'esperienza quotidiana, divenuta presto
tragica negli anni della guerra, i cattolici delle giovani
generazioni che non avevano conosciuto gli anni anteriori al
fascismo e che non ne avevano perci altra immagine che quella
distorta e falsata della propaganda ufficiale, maturavano la
convinzione che precarie e instabili sono le garanzie offerte alla
Chiesa e alla religione da una dittatura, anche se dichiari di
voler difendere il patrimonio religioso della nazione, e che
l'unica ed efficace garanzia non pu essere offerta che dalla
forza dei cattolici liberamente operanti nella vita politica e
civile.
Questa profonda convinzione morale e religiosa contribu
certamente ad animare la partecipazione alla Resistenza di tanti
cattolici e di tanta parte del clero.
